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Volterra: storia, non solo storie

Volterra è stata il set di New Moon, uno dei film della saga di Twilight? Ebbene sì.

Ha sostituito Firenze per rappresentare le vicende de “I Medici” in tv? Ancora sì.

Ma non pensare che questa città toscana cinta da mura abbia da offrirti solo storie di fantasia, perché Volterra e i suoi dintorni sono davvero stati protagonisti della storia, quella vera, che tutti noi abbiamo studiato sui libri scolastici.

Onore e gloria ai volterrani!

Gianna, la nostra guida per questa tappa dell’Educational Tour, ci racconta che Volterra era un centro importantissimo per via della sua posizione: non solo perché ancora oggi si trova in cima ad un’altura, ma soprattutto perché si trova all’interno di un “triangolo” davvero speciale.

No, non quello delle Bermuda… Bensì quello che racchiude estrazione del sale (ti abbiamo già parlato delle Saline di Volterra, ricordi?), geotermia (di nuovo, argomento già affrontato qui) ed estrazione dei metalli: qui vicino si trovano infatti le celeberrime Colline Metallifere.

Per questi motivi già gli Etruschi ne compresero il valore, e la cinsero con mura protettive.

Volterra le mura

In seguito passò sotto il controllo dell’Impero Romano, e le varie fasi della storia di questa città sono testimoniate dai diversi stili architettonici con cui ad esempio venne edificata la Porta all’Arco, uno dei simboli della città.

La Porta, che mostra appunto riferimenti etruschi, romani e medievali, rappresenta ancora oggi il coraggio dei volterrani e l’amore per la loro città. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale infatti Volterra fu occupata dai nazisti, e sottolineiamo che questa fu la prima ed unica volta che la città venne conquistata veramente. Visto che però la fine della guerra era prossima e gli Americani avanzavano sempre più, i tedeschi decisero di vendere cara la pelle e per lo meno essere sconfitti con onore. Pensarono quindi di far saltare in aria Porta all’Arco, così da precludere l’ingresso trionfale all’esercito nemico.

Volterra

I volterrani però non volevano assolutamente perdere un simbolo così importante e storico, e si accordarono quindi con i nazisti per trovare una soluzione alternativa senza dover abbattere la Porta. E la trovarono: a tempo di record, in una sola notte, il popolo di Volterra riuscì a murarla.

Lavorarono senza sosta tutti, dalle donne ai bambini, e ancora oggi questa impresa è celebrata da una targa posta sulle mura adiacenti.

La vera Volterra…e quella fasulla

Volterra è un capolavoro di architettura, con conchiglie incastonate nel selciato a ricordarci che una volta la città era sommersa dal mare. Da vedere il teatro romano e la piazza principale, che sembra la fotocopia di Piazza della Signoria a Firenze con tanto di Palazzo Vecchio. E’ forse proprio per questa impressionante somiglianza che la città ha fatto da set per la serie televisiva dedicata ai Medici…anche se nella fiction non sono mancati alcuni errori.

Volterra conchiglie fossili

E’ stato invece il suo fascino misterioso a farla diventare dimora dei Volturi in New Moon, uno dei capitoli della saga di Twilight, e se sei fan dei romanzi della Meyer oppure dei film non vorrai perderti il tour dedicato proprio a New Moon.

Anche “I Medici” hanno il loro tour dedicato, e molti altri ti aspettano: potrai trovarli tutti consultando il sito internet del Consorzio Turistico di Volterra e della Val di Cecina.

E per pernottare col tuo camper potrai sfruttare l’area sosta proprio ai piedi della Porta di Docciola.

Un Museo con un cicerone d’eccezione

Durate la mattinata trascorsa a Volterra abbiamo avuto modo di visitare il Museo Guarnacci, il principale museo etrusco non solo della Toscana ma addirittura uno dei più importanti al mondo.

Qui è infatti esposta la più grande collezione di urne e di vasi etruschi del pianeta, e abbiamo avuto l’onore di addentrarci tra i preziosi reperti in compagnia proprio del direttore del Museo, Fabrizio Burchianti, uno dei massimi esperti di questa branca storica.

Fabrizio ci ha spiegato con passione l’evoluzione del popolo etrusco, visibile proprio grazie alla variazione dello stile delle urne funerarie nel tempo. Dapprima semplici, senza nessun oggetto di valore ad esse legato e senza riferimenti all’agiatezza economica del defunto, divennero sempre più pregiate man mano che iniziarono i contatti con la civiltà greca insediatasi in Campania.

Fu qui che gli etruschi cominciarono a prendere confidenza col concetto di “classe sociale”, e ben presto una delle più prestigiose divenne quella dei militari, sepolti con elmo e armi e con urne scolpite con scene storiche e mitologiche.

Dopo i Greci furono i Romani a prendere contatto con gli etruschi, ma i due popoli ebbero sempre un rapporto pacifico. Fu di loro spontanea volontà che gli etruschi iniziarono via via ad abbandonare la loro cultura, sebbene evoluta, per abbracciare quella dei nuovi vicini…anche se non tutti apprezzarono il cambiamento.

Urna degli sposi

Questo scontento è ad esempio chiaramente manifesto nell’Urna degli Sposi, urna funeraria destinata ad accogliere le spoglie mortali di due coniugi. Essi commissionarono un’ urna molto costosa e “vecchio stile”, in terracotta e legno piuttosto che in materiali più moderni e pregiati, e scelsero inoltre di farsi raffigurare anziani, cosa davvero atipica per l’epoca.

Un’altro reperto prestigioso del Museo è la stele di Aviles Tites, milite latino a capo di un esercito e marito di una ricca donna etrusca…perché il sangue etrusco andava preservato, quindi non erano necessariamente le mogli a prendere la cittadinanza del marito. Capito che modernità?

L'Ombra della sera

Ma l’opera più famosa in assoluto, quella riportata in tutti i libri di Storia dell’Arte, è L’Ombra della Sera, una statuetta bronzea del perso esatto di 10 monete e raffigurante un giovinetto lungo lungo e secco secco, che ricorda tanto le sculture moderne di Giacometti. Forse era un’offerta votiva, forse no, ma di certo lascia perplessi e colpiti.

Etereo come l’Alabastro

Che a Volterra si lavori l’alabastro non può sfuggirti, perché davvero troverai negozi che lo vendono ad ogni passo.

Ma questo non significa che tutto quello in vendita sia alabastro autentico…

Per scoprire i segreti della lavorazione di questa pietra così particolare siamo quindi andati ad incontrare due artigiani proprio presso il loro laboratorio.

Già varcare la porta è entusiasmante, perché ti ritrovi circondato da sculture di ogni genere al punto che quasi ti aspetti di incontrare Michelangelo nello stanzino annesso. Invece Michelangelo non c’è, ma c’è chi ci spiega tutto in modo impeccabile.

Lavorazione dell'alabastro

Scopriamo che l’alabastro è un materiale molto morbido, con una durezza pari a circa 2,5 sulla scala di Mohs e compreso tra il gesso e la calcite.

E’ di quattro tipi diversi, tre dei quali si raccolgono in cave all’aperto e uno, quello più trasparente, in grotte sotterranee.

Non è un materiale raro, bizzarro a dirsi, e si trova in natura in forma di ovuli di calcio molto semplici da lavorare al tornio oppure con scalpelli pneumatici appositi.

Se osservato controluce ha sempre un certo grado di trasparenza, indipendentemente dalla tipologia di alabastro, e se picchiettato produce un suono cristallino.

Trasparenza dell'alabastro

Ecco, già questo ti aiuta a riconoscere il vero alabastro da quello fasullo: quest’ultimo ha un suono “plasticoso”, ha un peso molto inferiore e non è trasparente ma bianco gesso.

Intanto che il nostro maestro parla, lavora un blocchetto al tornio: lo incolla al piano di lavoro con una speciale colla naturale che, ci spiega, è prodotta con resina di conifere sciolta e polvere di alabastro, che tra l’altro non è dannosa se inspirata. 

E meno male, perché tutto intorno a noi è avvolto in una nube bianca, e intanto il tornio ruota, e ruota…fino a trasformare il blocco di alabastro in una bellissima ciotola trasparente.

Un’ultima lucidata e l’oggetto è pronto per essere venduto.

Anche noi facciamo shopping, e al costo di 10€ ci portiamo a casa una bellissima scatoletta col coperchio lavorato a forma di rosa.

In miniera come i sette nani

Il pomeriggio volge al termine quando noi, reduci da un pranzo ottimo e abbondante come quello di un matrimonio, ci avviamo verso una delle ultime destinazioni della giornata.

Miniere di Caporciano

Non siamo più a Volterra ma bensì alle Miniere di Caporciano, in zona Montecatini Val di Cecina. 

Qui troviamo intanto un enorme parcheggio, sia per auto che per camper, e poi la miniera vera e propria. Indossiamo tutti degli elmetti di protezione gialli o arancioni e ci avviamo all’interno, sentendoci un po’ come i sette nani di Biancaneve.

Scopriamo intanto che la miniera è di epoca etrusca e che è stata attiva per periodi diversi fino al 1907. Da qui si ricava il rame, per lo più però in forma di bornite, calcosina e calcopirite. 

Pietra da cui si ricava il rame

Ci sono vari livelli di profondità e noi riusciamo ad esplorare solo quello più superficiale: qui la temperatura è di circa 12°C ma al livello più basso, circa 315 metri più in profondità, si sfiorano i 37°C: potere della geotermia!

Le gallerie sono rivestite in legno e ferro incurvato, ottenuto dai vecchi carrellini e dalla centine dei binari, e al soffitto sono appesi vari pipistrelli sonnacchiosi.

La galleria della miniera

La nostra guida ci spiega che un tempo il materiale estratto era portato in superficie su cestelli attraverso dei pozzi, dei quali oggi resta il Pozzo Alfredo risalente al 1855; veniva quindi ripulito presso le laverie e setacciato più e più volte, per poi infine essere spedito in Inghilterra.

Il lavoro in miniera era duro, sì, ma molto ambito. 

Schneider prima e Boutourline poi, i quali ebbero in gestione la miniera, ebbero tanto a che fare col miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Fu grazie a loro infatti che nel tempo venne fondato un vero e proprio villaggio minerario, fu stabilito che il lavoro nelle miniere non dovesse durare più di 8 ore, i minatori ricevettero un’istruzione e una buona paga.

Il simbolo della miniera

Ultime due curiosità veloci sulle miniere di Caporciano.

La prima è che non furono mai teatro, fortunatamente, di disastri: il loro essere rivestite in legno era una forma di protezione per i minatori, in quanto gli scricchiolii avrebbero dato l’allerta in caso di crollo, e inoltre le gallerie ormai esauste erano regolarmente riempite.

La seconda è che il simbolo delle miniere in generale, non solo di quelle di Caporciano, è formato da degli attrezzi da lavoro e dallo specchio di Venere. Sai perché? Perché il simbolo chimico del rame è il Cu, dal greco Cuprum, e forse ti verrà spontaneo collegare il tutto a Cipro. Perfetto, perché dalle acque vicino a Cipro nacque proprio la dea Venere, ed ecco che il gioco è fatto!

Ultima tappa: una torre inaspettata

Il nostro itinerario in terra toscana si conclude proprio a Montecatini Val di Cecina, e neanche a dirlo la nostra meta ultima si trova in cima ad una salita.

Montecatini Val Di Cecina

Qui infatti sorge la Torre dei Belforti, risalente al XIV secolo e di proprietà dell’Assessore al Turismo, ed è proprio il padrone di casa che ci accoglie nella sua dimora.

In realtà accoglie non solo noi, ma chiunque sia disposto a spendere circa 2000€ per trascorrere un mese in questa splendida location.

Hai capito bene, l’intera torre viene affittata a chi lo desidera…ma noi ci siamo limitati a un tour veloce.

Al piano terra troviamo l’ingresso, con tanto di bagno e letto matrimoniale. Molto bello, ovunque arredamento di design e cura per i dettagli…ma ecco che cominciamo a salire lungo la scala a chiocciola. Man mano che visitiamo i vari piani ci imbattiamo nella cucina, nel salotto (con 2 letti singoli, che fanno sempre comodo) e nella camera matrimoniale principale.

Il gruppo dell'educational Val Di Cecina

Ma è la vista dalla terrazza della torre che ci colpisce maggiormente: vediamo nitidamente tutta l’interezza delle colline toscane, i vari borghi, le città…Davvero meraviglioso. Infine visitiamo il giardino, con tanto di piscina e frutteto e anche qualche animale da cortile come polli, piccioni e conigli.

Ed è con quest’immagine casalinga e bucolica che il nostro Educational Tour si conclude, sperando non sia che il primo di molti, molti altri…perché noi ci siamo divertiti come bambini in gita scolastica. Alla prossima!

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Chiara Mandich
Chiara Mandich

Classe 1985, camperista dalla nascita, è sia l’autrice dei testi del sito che di alcune delle fotografie.