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Chiara Mandich

Il castello Hohenzollern è il più grande e maestoso di tutto l’antico regno di Prussia, ed è ancora oggi di proprietà privata.

Quando noi Allemandich abbiamo deciso di visitarlo, sotto il consueto cielo gonfio di pioggia che ha contraddistinto buona parte del nostro tour in Germania, non immaginavamo che ci saremmo trovati in un ambiente così bello e curioso…

Ma di questo ti racconteremo in un articolo dedicato proprio al castello.

Oggi invece è un’altra la storia che vogliamo narrarti, e per l’esattezza quella che ci ha faticosamente portati a realizzare lo scatto all’interno di una delle cappelle del maniero. Ecco quindi la seconda puntata della rubrica “Dietro lo scatto”, e speriamo tu non ti sia perso la prima, ovvero quella dedicata al finto safari!

La cappella Hohenzollern

Diciamo innanzitutto che la cappella in questione è un piccolo gioiellino, ancora oggi consacrata e volendo sede di cerimonie. Sottolineiamo il concetto di “piccola”:  davvero minuscola, ed essendo la zona dell’altare e delle panche recintata e chiusa al pubblico puoi ben immaginare quanto sia lo spazio residuo. Poco, te lo garantiamo noi.

La fotografia nelle Chiese

Noi adoriamo fotografare gli interni delle chiese, perché riteniamo che spesso siano delle piccole gallerie d’arte. E non parliamo poi della bellezza dei giochi di luce dati dalle vetrate colorate…!

Le chiese però di solito sono luoghi piuttosto bui, posti in cui un fotografo ha difficoltà a scattare perché ad alti ISO il rumore di fondo è troppo elevato. E cosa si fa allora? Di solito si usa un treppiede. Ecco, non stavolta: ormai sono tantissimi i posti in cui è vietato usare un cavalletto, e se da una parte possiamo comprenderne le ragioni, dall’altra non capiamo perché invece siano permessi i selfie stick, che di certo non sono né meno pericolosi né meno discreti.

Quindi ok, scatto a mano libera con tutti i problemi del caso.

Noi Allemandich sicuramente amiamo prenderci il nostro tempo per scattare una buona foto, perché controlliamo composizione, messa a fuoco, tempi, istogramma…ma non credere che ci vogliano ore, affatto. E poi crediamo in una cosa che ormai sembra passata di moda: il rispetto.

Il rispetto e l’educazione, questi sconosciuti

Se vediamo infatti che una persona sta scattando una foto, noi non ci mettiamo davanti ostruendole la vista. Aspettiamo pazientemente che la foto sia stata scattata e poi ci prendiamo i nostri spazi. Peccato però che la gente non abbia lo stesso rispetto per noi! Non importa se non abbiamo in mano un cellulare ma addirittura una reflex, che di certo si nota più di uno smartphone, la gente ci si piazza davanti. Come se fossimo trasparenti. E ci resta per dei secoli. E sai perché? Perché tanti si fanno i selfie. I selfie nelle chiese. Milioni di selfie nelle chiese, anche con la bocca a papera.

Regole per frequentatori di chiese

Noi siamo credenti e non troppo praticanti ad essere onesti, ma ad una cosa teniamo sempre e comunque: al rispetto per i luoghi di culto. Non importa di che fede tu sia e quale sia il tuo Dio, i luoghi di culto hanno delle regole che vanno rispettate. In alcuni non possono entrare le donne, e ne prendiamo atto. In altri bisogna entrare scalzi, e va bene. In una chiesa cristiana non si può entrare con abiti troppo corti e succinti: anche se non vogliamo fare i bacchettoni, short inguinali e minigonne si tengono in valigia per un’altra occasione. O se proprio il caldo è insostenibile ci si veste come si vuole e non si entra in chiesa. Del resto, non è che lo prescriva il dottore…

E soprattutto in chiesa non ci si fa i selfie. Si scattano foto ai matrimoni, quello sì (cercando di non dar noia al fotografo ufficiale però, che in fondo vuole solo far bene il suo lavoro e guadagnarsi onestamente i suoi soldi). Speriamo non si scatti ai funerali, sarebbe un po’ macabro. E non ci si fa i selfie, lo ribadiamo. Non è molto rispettoso secondo noi, fermo restando che ci sono scatti e scatti. Alcune immagini scattate in chiesa sono pregne di simbolismo e significato, sono arte pura… ma non è di questo che stiamo parlando ovviamente.

La presa di posizione

E’ in questi casi quindi che noi Allemandich prendiamo posizione, metaforicamente e letteralmente. Nel senso che dopo un po’ di paziente attesa, segnali di fumo e richieste di attenzione, ci trasformiamo in bulldozer. E scocchiamo occhiatacce minacciose tutto intorno a noi, forse ringhiando anche un po’.

Pochi minuti e portiamo finalmente a casa lo scatto di questa benedetta cappella Hohenzollern.

La magia del Raw della cappella Hohenzollern

Guardiamo per bene la foto della cappella Hohenzollern una volta a casa, e lì per lì è una schifezza. Cosa normale visto che scattiamo in Raw.

hohenzollern Raw grezzo

Ti abbiamo già detto di quanto il Raw sia un formato magico per un file, perché una volta che viene sviluppato libera tutta la forza prorompente dei singoli pixel, e la magia si compie: una foto scialba e piatta si trasforma, prende vita e si riempie di colore. E con un minimo di post produzione ulteriore il gioco è fatto. In questo articolo trovi sia il Raw grezzo che quello sviluppato…e siamo certi che non farai fatica ad etichettarli correttamente.

Hohenzollern Cappella dopo la post

Ti lasciamo qui ovviamente i dati di questo (sudatissimo) scatto e…alla prossima! Anzi, facciamo il saluto tipico dei fotografi: buona luce, caro amico!

Macchina: Canon EOS 750D

ISO: 3200

F-stop: f/4.5

Tempo di esposizione: 1/100 sec.

Distanza focale: 8 mm (12.8 35mm equivalente)

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Chiara Mandich
Chiara Mandich

Classe 1985, camperista dalla nascita, è sia l’autrice dei testi del sito che di alcune delle fotografie.